Dai reperti archeologici del Pleistocene all'industria Pirelli

Tutto su Figline Valdarno

Antico borgo commerciale, Figline Valdarno ha 16.282 abitanti (Figlinesi) ed una superficie di 71,66 chilometri quadrati per una densità abitativa di 227,21 abitanti per chilometro quadrato. Il territorio del comune è compreso tra i 120 e i 790 metri sul livello del mare.

Il nome della città deriva da un lemma latino "Figalinae" che indica un luogo dove si lavora l'argilla per produrre ceramiche e quindi  "bottega del vasaio o cava d'argilla",  tradizione che i Romani acquisirono dagli Etruschi anche se la presenza etrusca in questa zona non è stata significativa come altrove;  la specificazione "Valdarno" , acquisita nel 1863, fa riferimento alla posizione della città nel Valdarno superiore.

I primi agglomerati nella zona di Figline Valdarno risalgono all' Età della Pietra, come dimostrano i numerosi fossili risalenti al Pleistocene e la cospicua collezione di reperti archeologici  quali  strumenti e selci lavorate, ritrovate nel territorio di Soffena, San Giovenale, Cascia e Cancelli.

In Epoca Romana Figline attraversò un periodo prospero, sviluppato ed incentrato sull'agricoltura. Tito Livio racconta il Valdarno, percorso dal condottiero cartaginese Annibale, come una terra ricca e fertile.

Tuttavia, un documento del 1008, attesta  che l'effettivo consolidamento della comunità  nella zona di Figline Valdarno ebbe inizio intorno al secolo XI con la costruzione delle prime pievi e della rocca di "Fegghine"  di proprietà degli Uberti, potente famiglia feudataria.

Intorno al 1200, quando esplosero le lotte tra Guelfi antimperialisti sostenitori del Papato  e Ghibellini sostenitori dell'Impero,  Figline si schierò accanto ai Guelfi nonostante l'influsso della famiglia ghibellina degli Umbertini; ciò suscitò  la reazione di Firenze che, nel 1250,  invase e distrusse  il castello di Fegghine. Tra il 1353 e il 1375 Figline venne fortificata per far fronte ai continui attacchi dei Ghibellini alla Repubblica di Firenze e nel 1356 ebbe inizio  la costruzione di una maestosa cinta muraria e di un impianto urbano costituito da tre importanti assi viari che collegavano il borgo alle città di Firenze, Arezzo e Siena. Nel corso del 1400 la popolazione del territorio venne decimata da una grave pestilenza e soltanto alla fine del XV secolo il borgo si ripopolò.

Nei secoli successivi, sotto la dominazione dei Medici, ci fu un incremento dell'economia grazie ad una vasta coltivazione del frumento ed il territorio acquisì una tale  importanza da essere chiamata "granaio di Firenze".

Agli inizi del Settecento Figline Valdarno passò ai Duchi di Lorena, i quali, bonificando il territorio favorirono l'arricchimento delle produzioni agricole e di conseguenza gli diedero  un notevole  impulso economico.

All'inizio del 1800 il territorio fu invaso dall'esercito francese di Napoleone Bonaparte il quale incentrò in Toscana  il Regno d'Etruria e scelse Figline come sede dell' "Accademia Valdarnese del Poggio", nella quale vennero custodite  molte collezioni di fossili ritrovate nel territorio del Valdarno, poi trasferite a Montevarchi, dove sono tuttora visibili presso il Museo. Tra l'altro, in quel periodo, frequentava la città anche il famoso studioso Georges Cuvier, uno dei fondatori della paleontologia.

Nel 1861 Figline Valdarno venne congiunta al Regno d'Italia dal Re Vittorio Emanuele II di Savoia.

Attualmente l'economia della città è incentrata prevalentemente sulle attività industriali che operano nei settori del vestiario, delle calzature, dell'artigianato e delle carni ed un posto di rilievo è occupato dalla famosa  industria Pirelli.  Degni di nota sono anche la produzione vitivinicola e l'allevamento di bovini e ovini. Tra le numerose manifestazioni che si svolgono periodicamente a Figline Valdarno è da menzionare il tradizionale "Palio di San Rocco" che si tiene ogni anno  la prima domenica di settembre e prevede un corteo storico per le vie cittadine e una corsa di cavalli in cui gareggiano le contrade del comune.